"Esprimo profonda preoccupazione in linea generale per gli effetti nefasti che la politica sanitaria dell’assessore Massimo Russo sta causando sul territorio. Manifesto in particolare la mia solidarietà per la battaglia di sopravvivenza che i titolari dei laboratori di analisi cliniche, i sindacati ed il personale impiegato nel settore stanno portando avanti contro il decreto con cui Russo colpisce  al cuore  queste realtà". Lo afferma il Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, intervenendo sul disegno che l’Assessorato della Sanità ha decretato di attuare dal 1° Gennaio 2013,

in virtù del quale i laboratori di analisi convenzionati con la Regione, che ogni anno effettuano meno di 100 mila prestazioni tra analisi ed esami vari, dovranno obbligatoriamente consorziarsi tra loro, altrimenti non saranno più accreditati e dovranno effettuare le analisi come privati.

"Con tale decreto - continua Cascio -  Russo pretende di cambiare, nonostante il parere contrario della commissione sanità dell’Ars, che ha competenza in materia, le regole sull’accreditamento istituzionale che consente ai laboratori di erogare prestazioni a carico del sistema sanitario regionale, mettendo fuori sistema tutte quelle strutture che non raggiungono le centomila prestazioni per il 2013 e le duecentomila per il 2014. Si rischia di perdere 2000 posti di lavoro a causa dell’accorpamento delle 480 strutture presenti sul territorio. Ciò non solo è illegittimo a fine legislatura, ma, con un Governo che opera in regime di prorogatio per l’ordinaria amministrazione, è altresì assolutamente irragionevole".

"L’emanazione del decreto sull’obbligatorietà degli accorpamenti - sottolinea Cascio -  rappresenta l’ultimo atto della gestione Russo della sanità siciliana miope e fallimentare, che in più occasioni ha evidenziato effetti negativi".

Cascio aggiunge: "Il disegno che Russo intende attuare non solo non comporterà alcun risparmio economico per il S.S.R., ma produrrà al cittadino/paziente l’ulteriore danno di vedere interrotto bruscamente il suo rapporto con il professionista di fiducia che esegue gli accertamenti, magari in poche ore per i casi più urgenti, impedendo dunque anche il collegamento diretto con il medico curante".

"Questa misura - conclude Cascio - tramuterà il paziente in  mero codice con la conseguenza aberrante che il suo campione biologico si troverà ad essere trasportato nei nuovi ipermercati di analisi cliniche a centinaia di chilometri di distanza".

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