Rubrica

03 Dicembre 2012
Peccato. Stavamo riuscendo nell’impresa di non perdere contro l’Inter e soprattutto di non prenderle fuori casa. Sarebbe stato un pareggio meritato, ma San Siro e l'Inter non portano bene a Gian Piero Gasperini.
I nerazzurri, in piena fase involutiva, hanno mostrato per tutta la partita difficoltà nella costruzione del gioco e scarsa incisività. Ci voleva giusto un autogol per portarli in vantaggio. Il merito della bella prestazione del Palermo è comunque di Gasperini. Senza Miccoli e Donati è riuscito a mettere in campo una squadra compatta, sicura, a tratti autoritaria. Dybala è un gioiellino, ma non ha impensierito quasi mai Handanovic. A questo Palermo manca una punta di peso e si sente.
Nonostante la sconfitta, il Palermo mi sembra una squadra in crescita che lascia ben sperare. Tra un mese si riaprirà il calcio mercato e speriamo di trovare sotto l’albero qualche giocatore che possa accrescere il livello tecnico della squadra.




Quella con il Torino è stata una partita a dir poco noiosa. Ci abbiamo provato in tutti i modi a portare a casa i tre punti, ma Gillet si è opposto dando il meglio di sé. Anche Ujkani ha giocato un buon match. Il nostro portiere comincia a mostrare interessanti margini di crescita e riesce finalmente a dare maggiore sicurezza al reparto difensivo.
Finalmente è uscito fuori il vero cuore rosanero! Bravi ragazzi! Siamo riemersi da quell’ultimo posto che cominciava a fare paura. Adesso non dobbiamo più fermarci, è arrivato il momento di risalire la china.
Per la prima volta dall’inizio del campionato ho visto un Palermo affamato di vittoria. Alla fine è arrivato un pareggio, un punticino comunque utile a smuovere la classifica.
Allo stadio o davanti la televisione le emozioni non cambiano. Vedere giocare il Palermo di quest’anno sta diventando un’agonia, altro che divertimento. Il timore che da un momento all’altro possa arrivare un gol dalla squadra avversaria, con la conseguenza diretta di sprofondare sempre più in classifica, rende i novanta minuti di gioco una dura e lenta sofferenza. 




